Scegliere gli sci da sci alpinismo

Tra tutte le tecniche sciistiche praticabili io amo lo scodinzolo per la sua eleganza, per la sua virtuosa geometria ma, soprattutto, per la sensazione unica che, nel rilascio della curva, ti porta a galleggiare sulla neve. Per intenderci, quel momento che, facendo seguito alla compressione, vieni spinto in alto come una pallina buttata in una tinozza d’acqua e lo “sbuffo” di neve finisce con l’essere una magica pennellata all’esterno della curva.

Me le sogno spesso quelle curve, in mezzo metro di neve fresca sotto la terminale del San Matteo o giù per i ripidi pendii che dal San Giacomo guardano la valle dei Forni.

Negli anni ’80 c’erano gli AL8000. Purtroppo la Maxel ormai non esiste più, ma le si deve certo il riconoscimento di essere stata tra le prime aziende a credere in uno sci concepito esclusivamente per l’alpinismo. Foro in punta per renderne facile la calata, ma anche per favorire il montaggio degli accoppiatori indispensabili, allora, per approntare una barella. Erano un classico: Maxel con attacco Iser o Camp, entrambi con talloniera Marker, poi Tua carbon con attacco Tyrolia.
Per molti anni questi articoli hanno ispirato tutti gli altri produttori e gli sci alpinisti nella scelta dei loro attrezzi, senza però che ci fossero delle vere innovazioni. Gli sci erano quasi tutti di derivazione pistaiola: con poche modifiche, spesso limitate alla sola serigrafia, venivano spacciati come prodotti dedicati. Molti allora presero a utilizzare sci da pista anche per lo sci alpinismo. Un esempio tra tutti i mitici P9 che, pur costando un occhio della testa, avevano risposte eccezionali sul ripido e sul duro. Io ricordo anche un paio di Dynastar Vertical: un metro e novantacinque di pura follia masochista.
Ora facciamo un grande salto sino ai giorni nostri quando i rally di sci alpinismo, da semplici manifestazioni sono diventati vere competizioni con atleti professionisti. La necessità di fornire loro attrezzi altamente competitivi ha portato le aziende a rivedere lo sci con un’ottica completamente nuova. La leggerezza, la maneggevolezza e la resistenza alle forti sollecitazioni hanno portato alla nascita di una nuova generazione di “legni”.
Come in pista anche nel nostro mondo hanno fatto la loro comparsa gli “spatoloni”, le forti sciancrature e le misure da puffi.
Anche il mito degli sci stretti per il ripido è crollato miseramente: io ho sceso la Nord dell’Ortles con un paio di Freerando. Ma parliamo degli sci di oggi: dato che io lavoro in Trabucchi permettetemi di essere un po’ di parte.
Escludendo i prodotti destinati all’agonismo vorrei presentarvi i Duo e i nuovissimi DuoFreerando.
Il concetto base è il medesimo: una doppia punta e una doppia coda. Anticamente, proprio per la rigidità e la scarsa galleggiabilità degli sci, il peso dello sciatore in fuori pista era spostato sulle code o, tuttalpiù, baricentrico, per evitare di infossare le punte.
La doppia punta dei Duo, associata a una maggiore larghezza complessiva, porta ad avere una superficie della spatola notevole e decisamente superiore alla concorrenza. Non crederete ai vostri occhi quando, spostando il peso decisamente in avanti, avrete una spinta della spatola verso la superficie della neve, con la garanzia di una galleggiabilità mai provata prima. E la doppia coda? Concetto sofisticato: l’intaglio permette di avere in conduzione sul duro una superficie della lamina maggiore, come se aveste sotto i piedi uno sci più lungo, mentre nella chiusura della curva vi avvantaggerete di uno sci più corto e rapido. Questa è un’altra novità molto interessante: chi temeva che l’attacchino fosse troppo poco sicuro in caso di incidente, ora deve pensare di sciare con 25–30 cm in meno rispetto al passato sotto lo scarpone, con il grosso vantaggio di diminuire la leva in torsione nell’eventualità di una caduta. In sintesi, il binomio “sci corto + attacchino” offre il massimo sia in termini di facilità di sciata, sia di sicurezza.
Il Duo mi ha accompagnato nelle due discese con gli sci lo Shisha Pangma. Vi posso assicurare che a quelle quote ci si affida solo ai materiali migliori perché, in barba agli sponsor, un errore non ti fa più tornare a casa.
Ciao Marco